Intervista a Nestor Kolie

Attore, operaio, studente di Scienze politiche: Nestor Kolie racconta di tutte le volte che ha ricominciato. E della sua passione per Fiorella Mannoia…

Tanto di moda negli ultimi anni, la parola “resilienza” arriva dalla fisica e indica la proprietà di alcuni metalli in grado di ritornare alla forma iniziale dopo un urto. Una persona è resiliente quando trova un’occasione per essere felice nelle difficoltà: trasformare il dolore in risorsa è un potentissimo cambio di prospettiva, che aiuta a prendere in mano la propria vita e a darle la direzione che desideriamo.

A Nestor Kolie, che da LUME si occupa di accogliere gli ospiti, la resilienza l’hanno insegnata gli ultimi 20 anni. E la politica, la sua grande passione.
Ecco la sua storia.

Il primo incontro fra Nestor e l’Italia arriva negli anni Novanta in Guinea, il Paese africano di cui è originario. Nestor ha terminato l’università ed è un giovane attore quando scopre la commedia dell’arte, una forma di rappresentazione teatrale nata in Italia intorno al XVI secolo, e ne rimane folgorato: “Ho amato da subito la vivacità delle maschere, la loro leggerezza, l’improvvisazione geniale degli attori. In Guinea all’epoca il teatro era prevalentemente drammatico e raccontava storie molto forti e dolorose legate alla Colonizzazione. La comicità del teatro italiano mi ha stregato”, racconta con un sorriso. A trent’anni Nestor parte per Limonges dove ogni anno si tiene “Francophonie en Limousin”, il famoso festival del teatro francofono che celebra tutte le espressioni artistiche dei Paesi di lingua francese, in particolare quelli africani: è il 1995 e Nestor decide di spostarsi in Italia, a Milano, con il sogno di proseguire qui la sua carriera teatrale. Ma niente va come previsto: Nestor ha difficoltà a trovare una sistemazione e un lavoro, la barriera linguistica non lo aiuta, i risparmi diminuiscono giorno dopo giorno tanto che alla fine si rivolge a un centro di accoglienza. Ma non si perde d’animo, e riesce a trovare un lavoro in una fabbrica di Pieve Emanuele che produce imbragature di sicurezza “Devo dire che sono stato anche fortunato: dopo un mese dal mio arrivo, fu approvato il decreto Dini, che regolarizzò 244mila stranieri presenti in Italia. Sono passati più di vent’anni, e ormai posso definirmi milanese!”, dice scoppiando in una risata fragorosa, autentica.
Ma a Nestor, che nel mentre si è costruito una famiglia, tutto questo non basta: decide di rimettersi sui libri per ottenere il diploma di scuola superiore. Lo fa iscrivendosi a una scuola serale, dopo il lavoro. “Finivo di lavorare alle 17 e alle 18 prendevo posto nel mio banco, le lezioni terminavano alle 23.00; poi arrivavo a casa, cenavo con i mei, e dedicavo alcune ore allo studio nel cuore della notte”.

Nestor si diploma, ma ancora non è sufficiente. È caparbio Nestor, e si iscrive all’Università. La facoltà? Scienze Politiche.
“Amo la politica: mi entusiasma perché dovrebbe essere il terreno naturale per il confronto, per il dialogo che abbatte i pregiudizi e le prese di posizione a priori. Dovrebbe insegnare questo: che esiste un racconto della realtà per ogni punto di vista. Non dovrebbero esistere certezze granitiche: tutto può cambiare se si parla con l’altro. Capire la politica è capire il mondo, e capire anche meglio se stessi. A volte la politica è anche disillusione: le promesse vengono infrante, la fiducia viene tradita e questo insegna a prepararsi alle delusioni della vita. La disonestà è purtroppo insita nei rapporti umani, ce la si dovrebbe aspettare e bisogna imparare a parare i colpi. Questo non vuol dire non avere fiducia nelle persone: amo essere aperto nei confronti del prossimo, ma non in modo cieco. La politica è stata la mia maestra di vita: mi ha insegnato ad avere una mente aperta, e a incassare i colpi. Nella mia vita ci sono stati tantissimi cambiamenti: mi reputo una persona adattabile, e amo questa mia capacità di rispondere alle difficoltà rimboccandomi le maniche. Nel mio Paese d’origine, la Guinea, le vicende politiche sono state a volte travagliate. Questo perché le persone non riescono ad accettare la sconfitta, come invece succede in Europa. La politica insegna anche questo, insegna a perdere e a non aver paura di cambiare”.

Il secondo cambiamento nella vita di Nestor arriva tre anni fa, quando compie 50 anni e la fabbrica in cui ha lavorato una vita chiude per sempre i cancelli. “Avrei potuto rimanere sul divano a compatirmi, ma invece ancora una volta ho deciso di prendere in mano la mia vita”, dice. Perso il lavoro, Nestor non riesce a iscriversi al secondo anno e al terzo di università, ma non rinuncia allo studio e segue tutte le lezioni da uditore, mentre cerca un altro impiego. Arriva così da LUME, e riesce a riprendere gli studi: “Lavoro da LUME da circa un anno, qui mi hanno accolto benissimo. Mi piace essere a contatto con le persone, imparo tanto: non avevo mai lavorato in un ristorante di questo tipo e quando arrivano i clienti cerco sempre di essere all’altezza. D’altronde, è la prima impressione quella che conta e tantissimo dipende dall’accoglienza. L’esperienza del teatro mi è stata molto utile per questo lavoro: sul palco, dovevo capire e conquistare il pubblico; qui devo in un attimo capire e conquistare le persone. Si può essere diffidenti nel lasciare la propria auto nelle mani di un estraneo, specie se si tratta di un modello importante. Bisogna essere rassicuranti e mostrare la propria professionalità”.

 

Cosa riserva il futuro a Nestor? Nel suo cassetto c’è un altro sogno: dopo la laurea, una volta in pensione, vorrebbe tornare in Guinea e insegnare ai ragazzi. Diventare un professore, per fare la differenza nella vita di qualcuno. Cosa racconterà ai suoi alunni dell’Italia? “Che è un grande Paese – risponde con un sorriso – che mi ha insegnato a essere umile, e a migliorarmi. Sempre. L’Italia mi ha conquistato con il teatro, quando l’ho incontrata per la prima volta, per caso, in Guinea. Poi con il cibo e con la musica. Adoro la musica italiana! Non saprei scegliere il mio cantante preferito: mi piacciono Laura Pausini, Gianna Nannini, Zucchero e poi… Fiorella Mannoia! Non so descrivere l’emozione che provo ascoltando le sue canzoni! Ai miei ragazzi spero di insegnare proprio questo: il valore della bellezza e l’importanza di avere uno sguardo aperto sul mondo”.